Il Velodromo di via Isonzo in occasione delle feste sportive del 18 settembre 1895, quando Roma ospitò la prima partita di calcio pubblica tra una formazione di Rovigo e una dell’Udinese (disegno di Dante Paolocci).

Velodromo Roma

È il primo grande stadio sportivo moderno di Roma e ha ospitato alcune delle prime storiche partite di calcio nella Capitale: qui si è giocata la prima partita pubblica tra Rovigo e Udinese nel settembre 1895 e le quattro sfide del marzo 1900 con la Ginnastica Roma protagonista. Conosciuto anche come Velodromo Salario, Veloromo di via Isonzo o Velodromo fuori Porta Salaria, aveva l’ingresso principale con due cancelli di ferro in via Isonzo, ma anche altre entrate, di cui due carrabili (in via Faenza e verso Porta Pinciana). Era ubicato in un’area parallela a via Salaria, in una zona che oggi è compresa a nord dell’incrocio tra via Isonzo e via Tevere. La sua costruzione venne iniziata nel 1884, ma il progetto finale venne completato in un paio di mesi nel 1895 da un gruppo di imprenditori milanesi (fratelli Galimberti), con la direzione dei lavori dell’ingegner Pietro Lubini. Aveva una capienza di 20.000 spettatori e venne dotato anche di impianto di illuminazione. Inaugurato il 27 aprile 1895, è stato chiuso nell’autunno del 1904 per questioni di lottizzazione e per fare spazio alla costruzione di nuovi palazzi. La sua mancanza è stata colmata con la costruzione del Motovelodromo Appio nel 1910 e dello Stadio Nazionale nel 1911.

I dettagli dell’impianto

Alcuni articoli dell’Illustrazione Ciclistica del 1895, che presentano l’impianto, spiegano che nell’area del Velodromo c’era, prima del 1870, un convento di cappuccini, in un terreno poi conosciuto come Villa Bertone perché passato nelle mani del cavalier Cesare Bertone, definito «noto sportsman». Bertone poi, con l’altro proprietario Temistocle Fossati, con la direzione dell’ingegner Lubini e il lavoro della ditta Galimberti, mise su il nuovo impianto sportivo su un’area di 46mila mq. Il Velodromo era dotato di una pista principale in cemento di 500 metri con il 39% di pendenza nelle curve e lati lunghi di 142 metri oltre ad altre due piste, esterna e interna alla principale. Gli spalti prevedevano una tribuna reale, ai cui lati vi erano altre quattro tribunette di 25 metri e 10 gradinate. Dal lato opposto invece c’era la tribuna popolare lunga 140 metri con 8 gradinate e capace di 4.000 spettatori. Presenti anche un tabellone enorme e un palco per giuria e stampa. Adiacenti al velodromo c’erano poi un portico per il deposito delle biciclette, un edificio di tre piani con ristorante al pian terreno, i locali della direzione, bagni, docce, lavatoi e infermeria. Non lontano era presente anche una zona con gli alloggi per gli atleti, con quaranta camerini, box e ristorante.