Scrucchiare
Verbo onomatopeico in dialetto romanesco, variante di scrocchiare o, troncato, scrocchià . Significa scricchiolare, produrre un rumore simile a quello di un pezzo di legno che si spezza e anche percuotere, colpire o bastonare una persona. Nella storia della Roma è celebre la strofa della “Canzona di Testaccio” di Toto Castellucci, dedicata ai giallorossi che batterono 5-0 la Juventus il 15 marzo 1931, in cui si dice “De Micheli scrucchia ch’è ‘n piacere“. In questo caso, evidentemente, si fa riferimento alla capacità di marcare duro gli avversari da parte del terzino Mario De Micheli. Quindi, scrucchiare (o scrocchiare) qui fa pensare soprattutto a percuotere (l’avversario) e al rumore di ossa (delle gambe) che scricchiolano o si scontrano tra loro.
La testimonianza della figlia di De Micheli
“Scrucchiare – ha spiegato la figlia Luciana al sito della Roma – in trasteverino significa che anche se provavano a fermarlo, lui passava lo stesso“. Il verbo romanesco scrucchiare (o scrocchiare) è anche usato nel gioco delle bocce con il significato di “fare urtare violentemente una boccia contro l’altra”. Nel suo volume “L’idioma gentile” del 1905, Edmondo De Amicis inizia la prefazione con una lunga e dettagliata indagine sulla definizione di “scrosciare” come verbo usato inizialmente ad esprimere il suono che dà il “pan fresco sotto i denti“. Nella diverse varianti locali che alcuni esperti segnalano allo scrittore di “Cuore”, spuntano fuori anche il senese “scricchiare” e il fiorentino “crocchiare”, molto simili allo “scrucchiare” del romanista Mario De Micheli.



