Montella fa l’aeroplanino dopo uno dei quattro gol segnati alla Lazio il 10 marzo 2002

Montella: i gol scudetto, il poker alla Lazio, i litigi e l’amore per la Roma

La storia dell'attaccante lanciato dall'Empoli e voluto in giallorosso da Zeman: decisivo per il titolo del 2001, bomber implacabile poi allenatore con il sogno di tornare a Trigoria

27 maggio 2001, all’Olimpico la Roma ospita il Milan. È la terzultima giornata di campionato e i giallorossi sono in testa alla classifica con 5 punti di vantaggio sulla Lazio, ma da qualche settimana hanno il fiato corto, proprio quando il traguardo si sta avvicinando. I rossoneri passano in vantaggio in apertura di secondo tempo con un colpo di testa del terzino Coco e sullo stadio piomba il gelo. Vincenzo Montella, che inizialmente era in panchina, è appena entrato in campo al posto di Delvecchio e cerca di guidare la reazione romanista. I giallorossi però sono imballati e a Vincenzino arrivano poche palle giocabili. Una di queste peraltro finisce sul palo: la partita è stregata. Al 64’ l’attaccante romanista arretra un po’ il raggio d’azione, va a prendersi palla sulla trequarti, a destra, punta un avversario, lo supera e poi va al tiro con un sinistro dolce e felpato: pallonetto da 20 metri, il portiere Sebastiano Rossi si distende, ma non ci arriva e la sfera si infila sotto l’incrocio. È gol! Uno splendido gol. La Roma ha pareggiato. La corsa scudetto non si ferma. Quel 27 maggio Montella segna forse la rete più bella e importante della sua carriera. Quella che dà alla Roma la serenità per andare a vincere il terzo campionato italiano della sua storia.

MONTELLA gol - Roma-Milan 1-1 del 27-5-2001

Il magico pallonetto di Montella contro il Milan del 27 maggio 2001

I gol scudetto alla Juve e all’Atalanta

L’“Aeroplanino” (i tifosi lo chiamano così per il suo modo di esultare con le braccia aperte come le ali di un aeroplano) è fondamentale per il tricolore giallorosso nonostante Fabio Capello spesso gli preferisca Marco Delvecchio. Come scordare, nella fase calda di quel torneo, la rete del pareggio al 90’ contro la Juventus a Torino (2-2, il 6 maggio 2001) nella grande giornata di Nakata o il meno celebrato, ma altrettanto importante, gol vittoria contro l’Atalanta (1-0 il 12 maggio) in una sfida altrimenti inchiodata sullo 0-0. Una larga fetta di quello scudetto è sua: non ci sono dubbi.

MONTELLA gol - Juventus-Roma 2-2 del 6-5-2001

Il fondamentale gol di Montella nel 2-2 con la Juventus a Torino del 6 maggio 2001

All’Empoli bambino, inizia subito a fare gol

Montella nella Sampdoria

Nato il 18 giugno 1974 a Pomigliano d’Arco (Napoli), Montella inizia a giocare a pallone per strada, come tanti ragazzini. «Partite che non finivano mai – il suo ricordo – tutti contro tutti. Dovevi prendere palla e dribblare chiunque». Il piccolo Vincenzo, nella squadretta di paese, l’U.S. Nicola, fa il portiere. Poi, un bel giorno in cui i suoi compagni non riescono a fare gol, si lancia palla al piede lungo tutto il campo andando a segno. «Devi fare l’attaccante, non il portiere», gli dicono. Lui dà ascolto al consiglio e fa la sua fortuna. Nel 1986, ancora bambino, lascia Pomigliano d’Arco per andare a Empoli, adocchiato da Silvano Bini, responsabile del vivaio della squadra toscana per 49 anni, tra il 1947 e il 1996: «Scoprii Montella che aveva poco più di dieci anni – ricorda Bini al Guerin Sportivo del maggio 2020 – veniva da Napoli, lo portai a Empoli. Capii subito che aveva qualcosa di speciale. È il ragazzo a cui sono più affezionato, ho qui con me un ritaglio di giornale dove dice che mi vuole bene come a un babbo». Già a 17 anni si mette in luce in Serie C1, pur frenato da una frattura al perone e poi da un’infezione virale. Quindi passa al Genoa nel 1995 e, non senza polemiche, alla Sampdoria nel 1996, segnando sempre gol a raffica.

Voluto da Zeman, trova Capello

Montella nel 1999-2000 (foto Cassella)

Nel 1999 approda in giallorosso. Lo vuole fortemente Zdenek Zeman, ma si ritrova come allenatore Fabio Capello perché il “Boemo” nel frattempo è stato sostituito per volontà del presidente Franco Sensi. «Ho segnato sempre – dice al momento del suo arrivo – ma non ho mai vinto nulla e vorrei farlo qui. Mi piacerebbe vincere lo scudetto anche perché qui a Roma si dice che sia molto difficile riuscirci. Sono orgoglioso di vestire questa maglia, magari la numero 9. Sensi mi ha corteggiato per due anni, poi mi sono fermato e ho aspettato. È stato un matrimonio voluto da entrambe le partiۚ». Nella prima stagione con la Roma, Montella segna 21 gol, di cui 18 in campionato, mentre inizia a vestire costantemente la maglia della nazionale (con cui giocherà 20 partite segnando 3 gol tra il 1999 e il 2005, disputando gli Europei del 2000, persi in finale con la Francia, e i Mondiali del 2002).

Lo scudetto e gli attriti con Capello

Nella Capitale l’“Aeroplanino” diventa anche “Top Gun”, soprannome affibbiatogli da Carlo Zampa. Continua a fare gol a grappoli e si fa amare realizzando la prima doppietta in giallorosso proprio contro la Lazio, nel derby vinto 4-1 il 21 novembre 1999. Si ripete anche nella stracittadina di ritorno, ma la Roma stavolta perde 2-1. Montella è un purosangue dell’area di rigore che, all’occorrenza, sa svariare e andarsi a prendere la palla lontano dalla porta. La sua indole però è da vero centravanti: tecnico, rapido, sgusciante, rapace. Ha un temperamento istintivo ed entra in polemica con Batistuta che, in arrivo nell’estate del 2000, vorrebbe per sé la maglia numero 9, che è già sulle spalle di Montella. Poi si scontra più volte con Capello, che spesso lo sostituisce. Già nella prima stagione romanista dà segnali di malumore poi, proprio dopo quel Roma-Milan del 27 maggio 2001, in cui era partito dalla panchina, sbotta: «Non ce la faccio più – dice dopo il match – sono stufo, stanco. Aspettiamo la fine del campionato, poi avremo più tempo e tranquillità per fare le valutazioni. Questo non è il momento di farle». Nella partita successiva, contro il Napoli, inizia ancora dalla panchina e al momento di entrare in campo, dopo l’inaspettato 2-2 dei partenopei a 8 minuti dalla fine, ha uno sfogo contro Capello: «Ma vaffanculo, ’sto deficiente», dice ad alta voce, calciando una bottiglietta. Poi però, a mente fredda, si scusa con tutti. La priorità è vincere quello scudetto che arriva il 17 giugno, con il successo per 3-1 sul Parma, ottenuto anche grazie a un suo gol, oltre a quelli di Totti e Batistuta. Montella festeggia il tricolore, ma medita l’addio alla Roma. Capello, con cui condivide il giorno del compleanno, gli lancia messaggi d’affetto e il presidente Franco Sensi esclude categoricamente una sua cessione. Così, un mese dopo lo scudetto, l’“Aeroplanino” scioglie ogni dubbio: «Ho deciso io di rimanere nella Capitale – spiega – a prescindere dai contrasti, perché ho sentito che c’era fiducia nei miei confronti, soprattutto da parte della gente. Nessun presidente può trattenere un giocatore che ha deciso di andarsene, io invece avevo deciso di restare».

Batistuta, Montella e Totti dopo Roma-Parma 3-1 che vale il terzo scudetto giallorosso (foto Getty Images)

«Mi vergogno per la reazione a Napoli»

Torna a parlare degli attriti con Capello tanti anni più tardi, alla Gazzetta dello Sport del 2 luglio 2018: «Adesso Capello l’ho capito, ma non sempre – ricorda Montella – io comunque avevo un carattere non facile per i tecnici. Forse era il mio modo per rendere al meglio. Ecco, quello non è stato fra i miei periodi più felici. Ero sempre arrabbiato». Poi aggiunge: «Se penso a qualcosa che ho fatto, mi vergogno un po’ per quella reazione con Capello a Napoli, la settimana prima dello scudetto».

Doppietta agli inglesi, poker alla Lazio

Montella in nazionale

Il 19 agosto 2001 va a segno nel successo per 3-1 sulla Fiorentina che vale la Supercoppa Italiana, ma qualche mese più tardi si deve fermare per un’operazione al ginocchio sinistro: stop di tre mesi. Per fortuna quando rientra attraversa un periodo di forma splendida. Trova spazio in nazionale, conquistandosi la convocazione per i Mondiali del 2002 grazie a una doppietta all’Inghilterra a Leeds, ma soprattutto diventa l’eroe del derby. Il 10 marzo 2002 la Roma batte 5-1 la Lazio con 4 reti di “Top Gun”: colpo di testa al 13’, tocco di sinistro al 30’, ancora colpo di testa al 37’ e fiondata di sinistro sotto l’incrocio al 64’. Nesta, che quel giorno lo marca, ha una crisi nervosa e nell’intervallo chiede la sostituzione. Tutti avevano dato in formazione Batistuta e invece Capello, una volta tanto, gli ha preferito, giustamente, Vincenzino. Nessuno ha mai realizzato un poker nella stracittadina di Roma: «È un sogno – dice a fine match – non capita spesso. Tutta la Roma ha dimostrato una netta supremazia, è stato il successo della determinazione. Sono stati quattro gol tutti diversi, tutti belli».

Gol e infortuni

I giallorossi sfiorano ancora lo scudetto in quel 2002 e nel 2004, quando Montella è nuovamente fermato da problemi al ginocchio, stavolta il destro. Poi Capello lascia la Capitale e per la Roma sono guai. Il 2004-05 è l’anno dei quattro allenatori, e della salvezza raggiunta alla penultima giornata, ma Montella è tra i pochissimi a non naufragare, realizzando 21 reti (anche se soltanto 5 nel girone di ritorno). Da quel momento però gli infortuni non gli danno più pace e inizia il declino: problemi alla schiena e due interventi chirurgici a una spalla ne condizionano l’impiego in campo. Con Spalletti (che era stato suo compagno di squadra nell’Empoli) ha un momento di rinascita nell’autunno del 2006, ma è soltanto il colpo di coda del campione. Il 1° ottobre torna a segnare contro l’Empoli (1-0), di fronte ai suoi tifosi, e sprizza gioia da tutti i pori: «Questo gol mi mancava, specie qui all’Olimpico: quindi sono particolarmente felice di averlo fatto davanti al nostro pubblico. Lo dedico alla mia gente che mi è stata particolarmente vicina quando non giocavo». Segna ancora tre gol in due partite di Coppa Italia contro la Triestina e un’ultima rete il 19 novembre 2006, nel famigerato 7-0 di campionato al Catania.

L’addio al calcio di Montella

Poi, trovando poco spazio, dice arrivederci e a gennaio parte in prestito al Fulham, in Inghilterra: «È stata una scelta molto sofferta – spiega – per me questo è un giorno particolare. Mi piace mettermi in gioco e la competizione è molto importante. Non occupatemi la stanza. Sicuramente a luglio staremo ancora insieme». Ritorna, va in prestito alla Sampdoria e poi si ristabilisce definitivamente nella Città Eterna per la sua ultima stagione a 34 anni. L’idea del ritiro forse matura dopo una partita contro l’Udinese, il 7 marzo 2009, in cui fallisce due clamorose occasioni da gol che il miglior Montella non avrebbe mai sbagliato. L’“Aeroplanino” atterra, lasciando il calcio il 2 luglio 2009 nonostante abbia ancora un altro anno di contratto, lautamente retribuito. Meglio uscire di scena senza offuscare lo splendido ricordo di quel bomber capace di segnare in ogni modo e da qualsiasi posizione.

MONTELLA, DELVECCHIO, FERILLI Sabrina, TOTTI - Foto AS Roma

Montella, Delvecchio, Sabrina Ferilli e Totti (foto Archivio Storico AS Roma)

Montella allenatore: un libro di Coelho ai suoi ragazzi

Nel 2009-10 diventa così allenatore dei Giovanissimi della Roma (ragazzi del ’95). Il suo esordio assoluto in panchina avviene alle 18.45 del 12 settembre 2009 quando la sua squadra sfida il Valencia nel Torneo Roma 2001, organizzato dal Cinecittà Bettini. A Natale regala a tutti i suoi giocatori un libro, “L’alchimista” di Paulo Coelho, con una dedica speciale: «Per capire come inseguire e raggiungere un grande sogno». Montella, inoltre, cerca di dare un’educazione sportiva ai genitori dei giovani calciatori che allena: lettere per spiegare i danni del doping, la corretta alimentazione e soprattutto come gestire esuberanze o depressione per qualche panchina di troppo: «I genitori sono un grande problema – racconta a La Repubblica del 9 agosto 2010 – troppe aspettative, troppa pressione sui ragazzi: sono tutti convinti di essere i papà di Totti». In quel periodo Montella soffre particolarmente il fatto di dover escludere alcuni ragazzi giallorossi dalle partite più importanti. Lo spiega anni dopo, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport del 2 luglio 2018, alla domanda “quale è la cosa che le ha pesato di più fare nel mondo del calcio?”: «Non ho dubbi – risponde Montella – scegliere chi mandare in tribuna nella finale scudetto dei Giovanissimi (nel 2010, n.d.r.). Era il sogno di tutti quei bambini. È stata un’esperienza che mi ha segnato. Fatta quella, a escludere chi fa il professionista non ho faticato». Nel febbraio 2011, con la Roma in crisi, viene promosso alla guida della prima squadra al posto di Claudio Ranieri e riesce a portare la squadra in Europa League, mostrando un calcio spumeggiante e divertente.

Montella e Menez 16 aprile 2011 Lapresse

Montella allenatore della Roma con Jeremy Menez il 16 aprile 2011 (foto Lapresse)

Lo scontro con Walter Sabatini

Nell’estate 2011, con il passaggio alla proprietà statunitense di DiBenedetto e Pallotta, gli viene preferito Luis Enrique sulla panchina romanista, ma un anno dopo è sul punto di tornare in giallorosso, dopo una bella stagione alla guida del Catania in Serie A. Il ritorno sfuma in extremis. Si racconta di uno scontro nella sua villa di Casal Palocco con il direttore sportivo Walter Sabatini e il direttore generale Franco Baldini: «Non è andata proprio così – racconta Montella sei anni dopo alla Gazzetta dello Sport del 2 luglio 2018 – con Franco non ho avuto problemi, mentre con Sabatini ci sono stati screzi durati fino a un chiarimento. Motivi? Vari. Avevo dato le mie condizioni, mi sembrava giusto. Se divento l’allenatore della Roma devi essere rispettato a priori. Se non ti senti così, meglio non fare niente. Ma nessun rimpianto, la Roma è rimasta qualcosa d’incompiuto. Chissà, sono ancora giovane (ride, n.d.r.)». Va alla Fiorentina, dove fa molto bene, poi alla Sampdoria, al Milan, al Siviglia, di nuovo alla Fiorentina e ai turchi dell’Adana Dermispor. Dal 21 settembre 2023 è commissario tecnico della Turchia, che porta e guida ai Mondiali 2026.

La clausola d’amore per la Roma

L’amore per la Roma però resta unico, anche a distanza di tanti anni, come rivela il 31 maggio 2026 Ibrahim Haciosmanoglu, presidente della federcalcio turca: «Montella aveva posto come condizione nelle squadre in cui lavorava che, se fosse arrivata un’offerta dalla Roma, se ne sarebbe andato – le sue parole al sito “Fanatik” – con la nazionale quella condizione non c’era. Dovevamo giocare contro l’Ungheria (marzo 2025, n.d.r.) ed è arrivata un’offerta dalla Roma per allenarla. È venuto da me e mi ha detto: “C’è questa situazione, sono una leggenda lì, vorrei valutare l’opportunità, se avete intenzione di mandarmi via in caso di risultati negativi nelle partite dei play-off, allora valuterò l’offerta”. Gli ho risposto: “Finché ci sarò io, continueremo con te”. Ha rinunciato persino al posto di allenatore della Roma, il suo sogno». Tra Montella e la Roma c’è un legame speciale: il filo della storia, prima o poi, dovrà riallacciarsi…

La scheda personale di Vincenzo Montella

1990-91 EMPOLI C1 1 0
1991-92 EMPOLI C1 7 4
1992-93 EMPOLI C1 13 5
1993-94 EMPOLI C1 0 0
1994-95 EMPOLI C1 30 17
1995-96 GENOA B 34 21
1996-97 SAMPDORIA A 28 22
1997-98 SAMPDORIA A 33 20
1998-99 SAMPDORIA A 22 12
1999-00 ROMA A 31 18
2000-01 ROMA A 28 13
2001-02 ROMA A 19 13
2002-03 ROMA A 29 9
2003-04 ROMA A 11 5
2004-05 ROMA A 37 21
2005-06 ROMA A 13 1
2006-07 ROMA A 12 3
Gen. ’07 FULHAM A 10 2
2007-08 SAMPDORIA A 13 4
2008-09 ROMA A 12 0